L’Italia alla prova della regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale
- editoriale4
- 21 giu
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L'adozione dei decreti
Il governo italiano ha adottato i due decreti attuativi sull'intelligenza artificiale che vanno sia a definire sia a completare la legge che era stata approvata nel settembre 2025.
Il primo decreto di attuazione riguarda la formazione scolastica e professionale; invece il secondo decreto definisce i criteri per poter utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia e va a definire quelle che sono le forme di responsabilità sia civili che penali legate all'uso degli strumenti di intelligenza artificiale.
Come avevo avuto modo di scrivere qualche tempo fa, l'Italia con l'entrata in vigore della legge n. 132 del 2025 sta occupando un posto centrale a livello europeo in materia di regolamentazione dell’intelligenza artificiale (anche in ambito sanitario).
Con il varo di questa legge l’Italia, di fatto, è il primo paese dell’UE a recepire formalmente l’AI Act. Tuttavia, vi sono (e vi saranno ancora per diverso tempo) degli interrogativi che potrebbero comportare rischi per una applicazione, a livello pratico, della normativa in questione.
L'Italia come prima Nazione a dotarsi di un quadro normativo (che sicuramente andrà aggiornato nel corso degli anni) coerente con la normativa comunitaria. Non si tratta di introdurre una disciplina alternativa rispetto a quella europea, ma di garantire una sua concreta attuazione e recepimento.
L'innovazione non può essere fermata, non può essere bloccata, può però essere controllata e regolamentata puntando sempre ad un corretto e adeguato rispetto delle regole e delle normative in vigore.
I due schemi di decreto legislativo
L'approvazione dei due schemi di decreto legislativo attuativi della legge italiana del settembre 2025. Si tratta dei decreti che devono completare l'attuazione a livello nazionale dell'AI Act (Reg. UE 2024/1668) che passeranno al vaglio e all'esame delle Commissioni parlamentari e della Conferenza delle regioni e delle autorità competenti individuano e stabiliscono i poteri delle autorità nazionali in materia oltre che individuare le regole per un corretto uso dell'intelligenza artificiale.
Il 10 giugno scorso è stato diffuso un Comunicato Stampa del Consiglio dei ministri il n. 177[1] recante disposizioni attuative in materia di intelligenza artificiale. Sostanzialmente "il pacchetto attuativo in materia di intelligenza artificiale all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri costruisce una risposta normativa organica alla trasformazione tecnologica in corso. La scelta di fondo è promuovere l'innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica: l'IA può sostenere decisioni, servizio, formazione, competitività, ma non sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali". La linea di queste misure introdotte è "tenere insieme crescita e garanzie"
Il governo italiano vuole seguire la strada di una governance distribuita ma comunque incentrata tra AgID e ACN.
Lo schema di decreto su governance, autorità e formazione
Questo primo schema di decreto si pone come obiettivo quello di regolare i poteri delle autorità nazionali sull'intelligenza artificiale. L'AgID come autorità di notifica e l'ACMN come autorità di vigilanza e come punto di contatto. Questo schema di decreto comprende anche le sanzioni e il coordinamento con le varie autorità.
L'obiettivo è arrivare all'attuazione dell'AI Act europeo nei vari settori: dal mondo del lavoro a quello della sanità a quello delle varie professioni a quello della scuola (con anche la formazione dei docenti e aggiornamento delle linee STEM del Ministero dell'Istruzione).
L'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei percorsi educativi e scolastici (anche quelli universitari) serve sia come strumento di innovazione sia come strumento di studio e sviluppo di nuove tecniche e nuove frontiere
Di fatto, si assegna ad AgID e ad ACN un ruolo primario e centrale nella governance a livello nazionale prevista dal regolamento europeo sull'intelligenza artificiale. Un ruolo dovrà essere assegnato anche ad altre autorità importanti come ad esempio Banca d'Italia o Consob o Ivass che vengono utilizzati a livello finanziario o assicurativo o bancario, ma un ruolo centrale dovrà essere svolto anche dal Garante per la protezione dei dati personali.
Per quanto riguarda la formazione dei docenti questa è una parte del disegno perché si vorrebbe introdurre dei percorsi anche per i centri provinciali per l’istruzione degli adulti per consentire un riconoscimento di competenze già acquisite e per riconoscere e certificare delle nuove e favorire quindi laddove possibile anche il reinserimento nel mercato del lavoro.
Un obbligo di alfabetizzazione che è previsto proprio nell’AI Act con l’obiettivo di garantire dei livelli sufficienti di competenze a soggetti coinvolti nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale.
Anche la Pubblica Amministrazione con Ministero preposto avrà il compito di indirizzo e di coordinamento oltre che di reclutamento e di formazione (anche formazione continua) per tutti i dipendenti pubblici in merito all’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Lo schema di decreto su polizia, responsabilità e danni da IA
Ha come obiettivo quello di disciplinare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nelle attività di polizia (ricorrendo anche agli strumenti biometrici e al riconoscimento facciale) andando a regolare e regolamentare valutazioni di impatto, limiti e controlli.
L'obiettivo è introdurre delle regole sul tema della responsabilità sia civile che penale con il conseguente accesso alle prove.
A livello sanitario sia i medici che gli operatori sanitari dovranno essere adeguatamente formati e istruiti sia sul corretto utilizzo dei sistemi di AI sia sui temi di responsabilità medica-clinica oltre che deontologica.
Per quanto riguarda la giustizia e il tema della sicurezza il decreto introduce delle novità nell'uso dell'intelligenza artificiale perché va a disciplinare gli strumenti di identificazione biometrica da parte delle forze di polizia (per finalità di polizia) il cui uso dovrà però essere autorizzato dal pubblico ministero e l’utilizzo dovrà essere limitato nel tempo e nello spazio e dovranno esserci valide e solide motivazioni e una preventiva valutazione di impatto.
Un altro punto riguarda la videosorveglianza intelligente per cercare di evitare una forma di sorveglianza massiva quindi verrà previsto un divieto di utilizzo generalizzato della videosorveglianza con la necessità di un controllo da parte degli addetti su quelle che saranno le decisioni finali.
Si prevede anche l’introduzione di un nuovo articolo nel codice penale art. 437 bis: una norma che andrebbe a punire l’omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio e la conseguente alterazione illecita di un loro corretto funzionamento e quando da queste condotte deriva un reale pericolo per la persona o per la sicurezza pubblica.
Sarà quindi necessario una corretta e adeguata implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale per evitare di incorrere in conseguenze dal risvolto penale.
Per quanto riguarda la responsabilità civile lo schema di decreto punta ad introdurre delle regole a livello processuale per eventuali richieste di risarcimento danni causati dall’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale con l’obiettivo di garantire un più agevole accesso alle prove, la possibilità per il giudice di disporre di documentazione tecnica, di azioni dirette di risarcimento.
Il ruolo dell'Italia e la strategia italiana per l’intelligenza 2024-2026
Le tecnologie che vengono utilizzate e che sono basate sull’intelligenza artificiale e l’utilizzo dei sistemi generativi ha reso evidente “la forza innovatrice e trasformativa dell’IA, abilitando lo sviluppo di processi di automazione contraddistinti da una facilità d’uso senza eguali”.[2]
L’Italia nel corso di questi ultimi anni ha cercato di affrontare le sfide che la tecnologia ha posto e anche quelle poste dall’intelligenza artificiale.
Già nel 2020 il Ministro per lo sviluppo economico ha pubblicato un documento dal titolo “Proposte per una strategia italiana per l’intelligenza artificiale” che era stato redatto con l’obiettivo di porre i pilastri di un strategia italiana che fosse in linea con gli obiettivi posti dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030.
Le indicazioni sono state inserite nel “Programma strategico intelligenza artificiale” per il periodo 202-2024.
Ovviamente il contesto è fortemente mutato così come è mutato il contesto anche normativo perché la tecnologia e i sistemi generativi sono cambiati e sono stati trasformati.
Sono cambiate le condizioni ed è “evidente come, da un lato, sia quantomai opportuno sostenere un rapido processo di introduzione dell’IA nel sistema socio-tecnico italiano, onde evitare rilevanti penalizzazioni sul fronte competitivo, ma come dall’altro, sia indispensabile operare in stretto coordinamento con la comunità internazionale per favorire un sistema adi regole coerenti con un principio di responsabilità sociale a tutto tondo […]”.[3]
Le implicazioni concrete
L'intelligenza artificiale dovrà essere considerata, e in parte lo è già, come strumento tecnologico e come infrastruttura sia organizzativa che decisionale che richiede un controllo da parte dell'uomo che, in questi casi, non potrà essere sostituito. Vale a dire che quelle che sono le decisioni finali dovranno essere prese e adottate dalle persone, dall'essere umano.
La materia dello sviluppo e utilizzo dell'intelligenza artificiale è trasversale perché coinvolge anche il Ministero del Lavoro che entra in questo progetto con il compito di avviare una formazione continua, ma anche riqualificazione professionale per far fronte alla cosiddetta "obsolescenza delle competenze"[4] con l'obiettivo di sostenere domanda e offerta di lavoro.
L’intelligenza artificiale intesa come un sistema che può svolgere attività come apprendimento o anche risoluzione di problemi.
AgID ha e continuerà ad avere (insieme al Dipartimento per la Trasformazione Digitale) un ruolo centrale nello sviluppo e regolamentazione dell’intelligenza artificiale perché sta contribuendo alla definizione di quella che sarà la strategia nazionale per l’intelligenza artificiale in collaborazione con gli altri e con le altre istituzioni italiane.
Lo sviluppo dell’IA sarà anche per l’Italia il giro di boa per una completa attuazione dell’AI Act mettendo in campo un vero e proprio quadro giuridico che disponga anche di tutte le garanzie costituzionali cercando quindi di inserirsi in un quadro in cui i Paesi europei puntano sì all’innovazione ma cercando di garantire sicurezza e tutela dei diritti fondamentali.
[2] https://www.agid.gov.it/sites/agid/files/2024-07/Strategia_italiana_per_l_Intelligenza_artificiale_2024-2026.pdf
[3] Si veda nota n.2




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