Roberto Vannacci, il Generale della destra 'autentica'
- Giovanni Manassero
- 4 giorni fa
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Dal Capitano al Generale, sembra che lo scettro del leader di destra contro l’immigrazione e dello slogan ‘L’Italia agli italiani’ sia passato da Matteo Salvini al suo ex vice, Roberto Vannacci. Dalla pubblicazione del suo libro Il Mondo al contrario nel 2023, la figura politica del Generale è stata in costante ascesa: dalla nomina a vicesegretario della Lega fino alla fondazione del suo partito Futuro Nazionale che sembra attirare sempre più elettori cari alle vecchie promesse del Carroccio. Stando ai più recenti sondaggi di YouTrend, il neonato partito sembra aver superato il suo predecessore; infatti, Futuro Nazionale pare avere un consenso del 5,9% contro la Lega che invece è ferma al 5,8%. Sebbene la differenza sembri minima, e forse da considerarsi più come un pareggio, il dato è particolarmente significativo e apre a numerose domande sulla futura strategia che la coalizione di governo dovrà attuare per inglobare o contenere l’ascesa di un nuovo leader.
Il primo dato che ormai possiamo considerare come assodato è il seguente: Futuro Nazionale non è una cometa nel mondo politico ed istituzionale ma una risposta puntuale ad una richiesta dell’elettorato ormai disilluso dopo quasi quattro anni di governo Meloni. Di conseguenza la tattica finora scelta, di non dare peso alla scesa in campo di Vannacci, non sembra più appropriata ma, al contrario, serve una risposta concreta che possa ridare forza e credibilità ad una maggioranza che negli ultimi sei mesi pare aver perso un po’ del carisma iniziale. Dal canto suo Vannacci non sembra avere un’idea definita di cosa fare: da un lato sembra voler entrare a far parte della coalizione per ‘riportare la barra dritta’, come ci tiene a sottolineare, dall’altra sembra voler porre delle condizioni, peccando forse un po’ di superbia.
Le politiche proposte dal Generale non sembrano particolarmente innovative ma semplicemente una revisione in chiave militaresca ed austera di proposte fatte, dalla Lega prima, e da Fratelli d’Italia poi. Remigrazione, ripristino della sovranità nazionale e un’Europa più debole sono tutte idee già sentite e che puntualmente vengono dimenticate dai leader della destra nel momento in cui gli viene affidata la guida del Paese. Cosa distingue Vannacci dai suoi predecessori sembra proprio essere la sua figura, la sua carriera di prestigio nelle forze armate e una presunta credibilità che l’hanno portato in meno di un anno a superare nei sondaggi partiti pluridecennali come la Lega, ormai più vecchio partito d’Italia. Se da un lato Salvini sembra essere poco affidabile e voltagabbana appena gli viene dato un ruolo ministeriale, Vannacci appare forte e irremovibile nelle sue posizioni.
Date le premesse, sembra che l’unica strategia per la destra sia includere Futuro Nazionale nella coalizione, probabilmente aumentando i consensi della fascia più estrema dell’elettorato. Tuttavia, c’è il rischio che ciò porti ad una perdita di voti nella fascia più moderata che vede il Generale come estremo ed anche pericoloso. Questa parte di elettorato si rivede di più in un partito come Forza Italia, attualmente al 8,2%, che non vede di buon occhio il generale e che probabilmente cambierebbe schieramento votando per partiti centristi come Italia Viva e Azione. Ecco la vera incognita per la coalizione di maggioranza, includere Vannacci rischiando di perdere una parte dei consensi dal centro o escluderlo con la possibilità che il Campo Largo ne approfitti.
Ad oggi la coalizione non ha rilasciato alcuna dichiarazione univoca sulla figura di Vannacci, ma al contrario sembra essere molto divisa. Forza Italia, infatti, ha già detto che non vuole Futuro Nazionale in coalizione e anzi sta aprendo un dialogo con partiti più moderati come Italia Viva di Matteo Renzi, anche a seguito della notizia della cena svoltasi a Roma tra i leader dei principali partiti di sinistra, PD, M5S e AVS, alla quale l’ex-premier sembra non essere stato invitato.
Insomma, Roberto Vannacci è sicuramente un personaggio divisivo e complesso che in sei mesi sembra aver scardinato una coalizione che sembrava unita e compatta. Le sue politiche non rappresentano una destra nuova o come dice lui, autentica, ma semplicemente una destra sovranista che punta sulle frasi fatte e argomentazioni semplicistiche. Sebbene la proposta non sia innovativa, gli elettori di destra sembrano esserne affascinati dopo quattro anni di promesse infrante e riforme mai arrivate. La vera domanda sarà capire se questi consensi saranno poi tradotti in voti alle prossime politiche e, soprattutto, cosa intenderà fare la destra che deve fare i conti con l’elefante nella stanza. Per adesso la strategia è stata il silenzio quasi assoluto, ma non può ancora durare a lungo dato che il generale continua a crescere e non ci si può più girare dall’altra parte.
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