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Genitori e figli nell’era digitale: i rischi dell’uso distorto della tecnologia

Introduzione


Le nuove generazioni e l'uso della tecnologia

Nel mondo iperconnesso della rete e dei social network è ormai abitudine condividere momenti della propria vita privata. Lo fanno i giovani, lo fanno i genitori.

La rete ormai è una ‘piazza’ ed è innegabile  che i minori siano tra i maggiori utilizzatori della Rete e delle piattaforme di social network come Instagram o Tik Tok.

Una tendenza legata alla straordinaria evoluzione dei socia media che hanno sicuramente avuto degli effetti positivi, ma hanno presentato e continuano a presentare aspetti negativi come l’abusato o distorto utilizzo dei dispositivi elettronici tra le fasce più giovani della popolazione (in particolar modo chi ha un’età compresa tra gli 11 e 16 anni), quindi tra coloro che necessitano di una maggiore tutela perché Internet influenza la vita degli utenti e in particolare quella dei minori in quanto soggetti maggiormente vulnerabili. Già nel 2012 il Parlamento europeo era intervenuto con una Risoluzione in materia di tutela dei minori nell’ambiente digitale riconoscendo loro il bisogno  di “agire sul piano normativo, ricorrendo a provvedimenti più efficaci, anche mediante un’autoregolamentazione che impegni il settore ad assumersi la sua parte di responsabilità, e sul piano dell’istruzione e della formazione, attraverso una formazione dei ragazzi, dei genitori, degli insegnanti volti ad impedire l’accesso dei minori ai contenuti illegali”.[1]

 

I giovani e l’uso (distorto) delle nuove tecnologie


La propensione dei giovani e dei ragazzi all’uso delle nuove tecnologie e anche le scarse conoscenze del mondo esterno, in considerazione dell’età li rende maggiormente vulnerabili e quindi esposti ai rischi connessi ad Internet.

Il tema della tutela è un elemento fondamentale per prendere coscienza dei cambiamenti che il diritto sta vivendo in seguito all’imponente sviluppo della Rete per adeguarsi il più possibile a questa evoluzione.

L’imponente diffusione degli strumenti informatici e tecnologici tra i più giovani ha rappresentato tra gli altri un fattore criminogeno come quello riguardante il cyberbullismo.

La radicale trasformazione del quadro tecnologico e il modo di rapportarsi degli adolescenti hanno “alterato gli equilibri connessi a un comportamento, quale quello del bullismo, che ha sempre fatto della comunicazione accesa ed aggressiva e della violenza (anche) verbale, due elementi centrali della sua stessa natura”.[2]

L’uso da parte dei nativi digitali di questi strumenti mostra tutta la vulnerabilità di questi ultimi di fronte a situazioni di pericolo derivanti dall’azione di chi, spesso, dietro ‘copertura’ dell’anonimato, opera per arrecare danno, non solo psicologico al minore.[3]

 

“Dipendenza da internet” e le sfide social


Nel 2023 Save the Children[4] ha evidenziato come l’utilizzo della rete e delle nuove tecnologie fa parte delle nostre vite, ma è fondamentale che da parte degli utenti vi sia un uso consapevole e controllato di internet.

Purtroppo, la dipendenza da internet può essere considerata una vera e propria “sindrome” che  riguarda ragazze e ragazzi che non riescono a fare a meno della Rete e di internet come se fosse un qualcosa di imprescindibile.

Lo studio del fenomeno va avanti da qualche anno e non semplice arrivare a parlare di “dipendenza da internet” perché come evidenziato da Save the Children “non esiste un parametro oggettivo secondo cui categorizzare il concetto di utilizzo ‘eccessivo’ di internet. In secondo luogo non è raro che l’uso incontrollato della rete e dei social network nasconda o derivi da altri tipi di problematiche”.

L’utilizzo delle nuove tecnologie durante il periodo dell’adolescenza hanno sempre più un ruolo sociale e possiamo dire che ormai siano parte integrante delle loro vite. Per i più giovani l’accesso alla rete e ad internet avviene principalmente dallo smartphone proprio perché è lo strumento che loro hanno a portata di mano.

Trascorrono ore davanti agli schermi degli smartphone al punto anche da perdere la percezione dei propri bisogni, sviluppano sensi di emulazione di esempi negativi, ma possono sviluppare anche sentimenti di rabbia e depressione.

Uno dei rischi è bisogno di essere online che chiaramente porta ad aumentare la necessità di avere una strumentazione tecnologica sempre più avanzata.

I giovani che utilizzano sempre più i social network e sono sempre interconnessi corrono il rischio di arrivare ad utilizzare in maniera compulsiva le piattaforme digitali e questo va a danneggiare e compromettere innanzitutto il benessere psicologico e poi anche le relazioni e le attività quotidiane che devono svolgere.

 

Il fenomeno dello “Sharenting”


“Share” (Condividere) e “parenting” (genitorialità) due termini che uniti indicano la tendenza dei genitori a pubblicare online sui social network foto e/o video riguardanti i loro figli minori.[5] Un vero e proprio neologismo che sta ad indicare quella eccessiva sovraesposizione online dei minori anche a causa dei genitori che pur essendo adulti non hanno compreso i rischi e le implicazioni del condividere online immagini dei figli minori. Si crea una sorta di cassa di risonanza che va ad amplificare questo fenomeno perché la Rete è appunto diffusione.

Spesso i bambini hanno già centinaia di loro foto online diffuse proprio dai genitori. Questa scelta di condividere volti e momenti privati dei bambini potrebbe portare anche a rischi concreti.

Quando si parla di rischi di fa riferimento alla violazione della privacy, alla lesione del diritto di immagine, ma anche rischi ancor più gravi e pericolosi come adescamento e pedopornografia perché i malintenzionati potrebbero scovare online le foto e usarle per scopi e finalità illecite come la creazione di materiale pedopornografico.

Il fenomeno dello “sharenting” è da tempo attenzionato dal Garante Privacy soprattutto per i rischi che comporta sull’identità digitale del minori e su una corretta formazione della sua personalità.

Inoltre, evidenzia il Garante, “la diffusione non condivisa di immagini rischia inoltre di creare tensioni importanti nel rapporto tra genitori e figli”.[6]

È fondamentale che si conoscano anche le semplici e basilari norme in materia di privacy e che si cerchi di tutelare il più possibile i minori e la loro immagine.

 

I rischi connessi alla pubblicazione online di immagini e video di minori


La necessità di procedere anche ad una analisi dei rischi connessi alla sovraesposizione dei minori sui social network porta a fare delle riflessioni importanti perché le immagini sono facilmente reperibili online sui maggiori social network e quindi anche un loro uso fraudolento da parte di malintenzionati è sempre più diffuso e frequente (basti pensare alla piaga della pedopornografia).

Il problema e la pericolosità sta nella quantità di foto di minori che circolano online e nelle informazioni che possono essere contenute nella foto come ad esempio il luogo ove è stata scattata o anche i cosiddetti metadati che, per chi è esperto, consentono di risalire anche qui ad una serie di informazioni e quindi con la concreta possibilità di poter collocare in un determinato luogo lo scatto.

Spesso manca proprio la cultura al digitale e ad un uso corretto a volte è proprio la volontà dei genitori stessi di mostrare momenti della vita quotidiana dei propri figli.

Più volte è il Garante Privacy è intervenuto in materia e in particolar modo nel novembre 2024 con il provvedimento n. 681[7] è intervenuto per ribadire che il minore può decidere, dai quattordici anni in su se pubblicare autonomamente delle foto.

Al di sotto dei quattordici anni occorre obbligatoriamente il consenso di entrambi i genitori.[8] Inoltre, è stato evidenziato dal Garante che “la pubblicazione sui social network di fotografie ritraenti  soggetti minorennni richiede il necessario preventivo consenso esplicito di entrambi i genitori ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 320 cc in quanto si tratta di un atto che eccede l’ordinaria amministrazione che ha ad oggetto il trattamento dei dati personali sensibili, tra cui vi rientra l’immagine del soggetto minore (Trib. Rieti sentenza n. 442/ 2022)”.[9]

 

Conclusioni


È fondamentale che i genitori siano i primi a rendersi conto e ad essere consapevoli che pubblicando online le vite dei propri rischiano di esporli nella grande rete. Una esposizione, di fatto, a vita. Sappiamo bene che la Rete non dimentica e che c’è la possibilità a distanza di anni di poter ricercare contenuti di qualsiasi genere. Urge necessariamente una riflessione profonda sul tema perché la pubblicazione in rete di informazioni personali e immagini “contribuisce a definire l’immagine e la reputazione online”.

I dati mostrano che i genitori arrivano a condividere ogni anno mediamente trecento immagini dei propri figli anche ben prima della nascita (immagini delle ecografie, immagini durante la gravidanza). Una vera e propria esposizione a pericoli e usi distorti delle foto online.

Pietro Ferrara in qualità di responsabile del Gruppo di Studio per i diritti del bambino della Società italiana di pediatria ha dimostrato come i social network più utilizzati per la pubblicazione di foto siano Facebook (54%), Instagram (16%), Twitter (12%).

Sappiamo bene che le nuove generazioni sono abituati fin da piccolissimi ad avere tra le mani tablet o smartphone a dimostrazione di quanto siano pervasive le strumentazioni digitali e tecnologie che ci circondano e che ormai sono parte integrante delle nostre vite.

Sempre la Società Italiana di Pediatria ha evidenziato come “una famiglia su quattro nella fascia 0-2 anni e una su cinque, in quella 3-5 anni, si affida all’intelligenza artificiale per far addormentare i propri figli, con ninne nanna prodotte da assistenti vocali”.[10]

Si evidenzia anche in questo caso come vi sia, ancora una volta, scarsa conoscenza e consapevolezza nell’uso degli strumenti digitali.

 


[2] G. Ziccardi, Il cyberbullismo nella società tecnologica in M. Orofino, F.G. Pizzetti, Privacy, minori e cyberbullismo, Giappichelli, 2018, p. 113

[3] Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo

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