ELEZIONI COMUNALI A PRATO: L’INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO TARGETTI E A MATTEO GIUSTI
- Samuele Batistoni
- 14 mag
- Tempo di lettura: 6 min

Si avvicinano le elezioni a Prato, fissate per il 24 e 25 maggio. Il comune Toscano era stato sotto la guida del Partito Democratico – in seno a Ilaria Bugetti, prima donna sindaco della città -, una guida durata poco a causa delle dimissioni della sindaca. Uno scandalo aveva fatto tremare il municipio: un’indagine per corruzione coinvolgeva la Bugetti che nel luglio scorso ha dato le dimissioni. A seguire la città è stato poi il Commissario prefettizio Claudio Sammartino che ora lascerà il posto al prossimo sindaco del comune toscano.
Tra le coalizioni, c’è quella di Jonathan Targetti – candidato sindaco di Prato. Una lista che vuole eliminare i giochi di palazzo che hanno infettato il municipio della città. Lo abbiamo intervistato e insieme a lui anche Matteo Giusti, responsabile politico della lista “L’Alternativa C’è – Targetti Sindaco”.
Targetti, lei ha dichiarato che Prato vive una stagione buia a causa di opacità e clientele. La sua lista 'L'alternativa c'è' raggruppa ben nove sigle diverse, dai Liberaldemocratici ai Radicali. Come pensa di garantire la coesione di una coalizione così eterogenea senza cadere in quegli stessi 'giochi di palazzo' che lei contesta ai partiti tradizionali?
<<La domanda tocca un punto che affrontiamo molto volentieri con estrema trasparenza. La nostra coalizione non nasce da trattative di palazzo tra segreterie di partito, ma da una convergenza dal basso: realtà civiche, associazioni, persone e forze politiche diverse che condividono gli stessi valori - partecipazione, legalità, merito, trasparenza - condivisi da tutti e messi nero su bianco su un manifesto valoriale. È proprio questa la differenza con la politica nazionale: non ci tengono insieme le spartizioni del potere, ma un programma concreto su cui tutti si sono riconosciuti, con trenta proposte precise su dieci aree tematiche. La coesione è garantita dal metodo: individuare i problemi reali della città e costruire soluzioni concrete, senza ambiguità. In questo contesto, non c'è alcun spazio per ego ed individualismi ma solo per la politica. Quella che serve davvero.>>
Riguardo il tema della trasparenza, recentemente ha presentato un esposto alla Corte dei Conti riguardo l’acquisizione di Gida da parte di Alia. Qual è la sua visione alternativa per la gestione dei servizi ambientali e idrici a Prato? Ritiene che il Comune debba riprendere un controllo diretto e totale su queste infrastrutture strategiche?
<<L'esposto alla Corte dei Conti nasce da una preoccupazione precisa: operazioni di questo tipo, quando avvengono senza la dovuta trasparenza e senza una chiara valutazione dell'interesse pubblico, rischiano di sottrarre ai cittadini il controllo su infrastrutture strategiche. La nostra posizione è nel programma in modo esplicito: vogliamo una ridiscussione immediata della partecipazione del Comune nella Multiutility Plures, con la possibilità concreta di uscita e di ricorrere al libero mercato. Non è un principio ideologico pro o contro il pubblico in assoluto ma è la rivendicazione che ogni scelta debba essere valutata nel merito, con processi chiari e trasparenti.>>
Uno dei pilastri del suo programma è la legalità, in una città dove il distretto tessile affronta sfide enormi legate allo sfruttamento e alla concorrenza sleale. Quali strumenti concreti intende mettere in campo il suo Comune per contrastare l'illegalità economica senza penalizzare le imprese sane che sono il cuore pulsante di Prato?
<<Su questo il programma è netto: non c'è sviluppo senza legalità e non c'è legalità senza sviluppo. Sono due facce della stessa medaglia. Le imprese sane, che rappresentano la vera spina dorsale di Prato, sono le prime vittime della concorrenza sleale e dello sfruttamento. Gli strumenti concreti che intendiamo mettere in campo sono: l'istituzione di una sede della DDA a Prato, che oggi manca e che costringe le indagini a passare da Firenze con tutti i ritardi che ne conseguono; il potenziamento straordinario della Polizia Locale con nuove assunzioni per raggiungere i numeri adeguati a una città di 200.000 abitanti; maggiori controlli nelle filiere industriali e nelle attività economiche. E poi il Protocollo "Made in Prato", che vuole costruire un distretto del futuro capace di unire la filiera tessile-abbigliamento su standard condivisi di legalità e qualità. Chi rispetta le regole deve avere un vantaggio competitivo, non uno svantaggio.>>
Nel suo libro Pratown e nei suoi interventi ha spesso parlato di una città 'smarrita' dal punto di vista urbanistico e sociale. Se venisse eletto, quale sarebbe il primo intervento simbolico e strutturale per 'ricucire' il rapporto tra le periferie e il centro storico, ridando un'identità unitaria alla città?
<<La città smarrita che racconto in Pratown è anche il risultato di anni di scelte urbanistiche senza visione d'insieme, che hanno creato fratture tra quartieri, tra il centro e le frazioni, tra il centro e i macrolotti industriali. Il primo intervento simbolico e strutturale sarebbe duplice. Sul piano fisico: investire sul collegamento tranviario sull'asse ex Banci–Pecci–I Gigli–Peretola e trasformare la linea FS Firenze-Prato-Pistoia in una metropolitana di superficie con treni ogni dieci minuti. Sarebbe un'infrastruttura che migliorerebbe la mobilità su tutta la Piana e alleggerirebbe una situazione ad oggi ormai al collasso. Sul piano identitario rimane il sogno di candidare Prato come Capitale Europea della Cultura 2033 — un progetto che costringerebbe tutta la città, centro e periferie, a lavorare insieme su una narrazione comune, valorizzando anche il festival multiculturale che vogliamo introdurre. Una città che si candida a diventare capitale europea della cultura è una città che guarda al futuro.>>
Un ruolo importante, di compattezza e responsabilità, è quello del responsabile politico della lista, Matteo Giusti. Conosciamolo meglio.
Giusti, lei si definisce un antiproibizionista e un laico convinto. In concreto, come intende trasformare il Comune di Prato in un presidio attivo per i diritti civili, ad esempio sul tema del fine vita o sull'accesso alla cannabis terapeutica, andando oltre le competenze puramente amministrative per fare della città un modello di disobbedienza civile e istituzionale?
<<Premettendo che sono il responsabile politico della lista “L’Alternativa C’è – Targetti Sindaco”. e non sono candidato al Consiglio Comunale, continuerò ad operare come ho sempre fatto, con l’obiettivo però di avere finalmente qualcuno che rappresenti queste battaglie anche dentro le istituzioni. Una volta si diceva: “anche un solo radicale nelle istituzioni può fare la differenza”. Io credo sia ancora profondamente vero.
Sul fine vita, ad esempio, abbiamo già dimostrato che anche un Comune può mandare un segnale politico forte. A Vaiano, grazie all’impegno della consigliera Matilde Calabrese (Cambiare Insieme per Vaiano) e alla collaborazione con Associazione Luca Coscioni, siamo riusciti a far approvare all’unanimità dal Consiglio Comunale un Ordine del Giorno che richiama il legislatore nazionale alle proprie responsabilità. Può sembrare un gesto simbolico, ma spesso i cambiamenti culturali e politici iniziano proprio così: costringendo le istituzioni a prendere posizione.>>
L’impegno come federalista europeo suggerisce una visione che supera i confini locali. Come può un Sindaco agire concretamente per rendere Prato una città davvero 'europea' e aperta, garantendo che i valori della nonviolenza e del libertarismo non restino slogan, ma diventino criteri per gestire la sicurezza urbana e l’integrazione nel distretto?
<<Essere federalisti europei oggi non significa fare retorica sull’Europa, ma avere una visione moderna della città e della società. Prato è già una città europea nei fatti: per il suo distretto produttivo, per la presenza di comunità straniere, per la sua capacità di esportare e competere sui mercati internazionali. Il problema è che troppo spesso questa trasformazione è stata subita invece che governata.
Per me una città davvero europea è una città aperta, meritocratica, trasparente e capace di garantire contemporaneamente libertà e legalità. Sicurezza e libertà individuali non sono valori in conflitto: una città liberale deve essere severa contro criminalità, sfruttamento del lavoro, mafie e illegalità diffusa, ma senza scivolare nella propaganda o nella costruzione del “nemico”.
Essere europei significa anche avere ambizione amministrativa: una Prato più digitale, più efficiente, più attrattiva per imprese, cultura e competenze internazionali. Una città di 200.000 abitanti deve smettere di pensarsi periferia.
E il libertarismo, per me, non è l’assenza di regole: è l’idea che lo Stato e le istituzioni debbano limitarsi a garantire libertà, sicurezza, trasparenza e pari opportunità, senza trasformarsi in strumenti paternalistici o burocratici che complicano inutilmente la vita delle persone.>>
Il suo percorso politico è radicato nelle battaglie dei Radicali e dell’Associazione Coscioni, spesso caratterizzate da azioni di rottura e provocazione necessaria. Come pensa di coniugare questa identità di attivista puro, sempre pronto alla sfida frontale, con la mediazione e il pragmatismo richiesti per guidare una macchina complessa come il Comune di Prato senza tradire i suoi valori libertari?
<<L’essere radicale, almeno per come l’ho sempre vissuto io, è esclusivamente prassi e metodo politico. Significa mettere al centro libertà individuale, responsabilità personale, laicità dello Stato, garantismo e diritti civili, anche quando farlo è impopolare o scomodo.
Molte battaglie portate avanti dai Radicali o dall’Associazione Luca Coscioni sono state considerate provocazioni soltanto perché anticipavano temi che poi la società ha riconosciuto come giusti: divorzio, aborto, diritti delle persone malate, libertà di ricerca scientifica, autodeterminazione. La provocazione, quando c’è, serve a rompere ipocrisie e immobilismo.
Anche per questo tengo a precisare che non sono candidato al Consiglio Comunale: il mio ruolo nella nostra “unione laica delle forze” è soprattutto quello di mantenere la convergenza liberale, cercando però finalmente di avere persone che possano rappresentarla anche dentro le istituzioni.
Per me il libertarismo non significa assenza di regole o individualismo egoista. Significa avere istituzioni meno paternalistiche, più trasparenti, più rispettose delle libertà personali e più severe invece contro privilegi, clientelismi e poteri opachi.>>
A cura di Samuele Batistoni

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